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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Il camper di Virzì resta presto senza benzina


Probabilmente ci si fa l’idea che sia sufficiente prendere un qualsiasi mezzo di trasporto negli Stati Uniti, mettersi in strada, filmare un po’ di paesaggio, raccontare una storia strampalata o strappalacrime per avere un road movie che spieghi un Paese così complicato e complesso. Ora questa è una cosa che è riuscita a pochi registi del Vecchio Continente: a Wim Wenders sicuramente sì, ma d’altronde la sua esperienza artistica aveva sempre un mostrato di essere fortemente affascinata dal cinema americano e di conoscere le regole che governano quei film che raccontano la strada, con quella trilogia dove “Nel corso del tempo” era il bagliore più significativo. Così poi arrivarono tante tappe, da “Paris, Texas” fino a “Non bussare alla mia porta” e, pur perdendo il suo carisma iniziale, il regista ha continuato a girare per l’America (e il mondo) definendo un percorso interessante, spalancato su una sua personale visione di quell’ambiente affascinante e ostile al tempo stesso.
Non si può dire altrettanto delle recenti esperienze di registi italiani. Nella trappola c’era caduto qualche tempo fa Paolo Sorrentino che con “This must be the place” si è accontentato di girovagare e fare un po’ di solita giostra estetica. E adesso a Paolo Virzì è capitata più o meno la stessa cosa, mancando la forza di accompagnare il senso del viaggio interiore dei due anziani con un mondo che non rappresenti solo uno sfondo anonimo o banalmente turistico, nel quale bisognerebbe accontentarsi al massimo di un comizietto pro Trump o le comande in una delle tante stazioni di ristoro lungo la strada.
La delusione per “Ella & John – The leisure seeker” (quest’ultimo è il nome del veicolo sul quale Helen Mirren e Donald Sutherland viaggiano) è sensibile. Virzì va per la prima volta in America prendendo un romanzo di Michael Zadoorian sulla bizzarra scelta di due vecchietti di salire sul loro vecchio camper, gettando nel dramma i propri figli, per arrivare a Key West e visitare la casa di Ernest Hemingway, perché lui è un professore e ama alla follia lo scrittore di “Addio alle armi” (e nel film non c’è un momento in cui non lo si ripete). Entrambi sono malati e lui ha anche vuoti improvvisi di memoria, ma decidono di andare alla riscoperta di quei viaggi che li avevano resi felici negli anni ’70 (colonna sonora ad hoc, da Carole King in apertura a Janis Joplin in chiusura) e che ora rivivono attraverso le diapositive (certo mostrarlo tre volte è un po’ troppo).
Qui però non c’è una “pazza gioia” americana e non solo perché manca lo spirito anarchico del film precedente. Va almeno detto che i due attori sono magistrali e che dopo mezz’oretta, quando il film resta già senza benzina, diventano l’unica ragione per cui valga la pena di seguire questo road movie, che lascia sfocata l’America, i suoi paesaggi, la sua vita.

Stelle: 2
 

Venerdì 19 Gennaio 2018, 00:14
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