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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Mettiti al collo una "jolanda"...
e usciamo

 
L’abbiamo conosciuta fin da bambini come l’indumento irrinunciabile  dell’inverno: “ mettiti la sciarpa che tira vento”  era il ritornello che precedeva i due o tre giri  intorno al collo di sciarpe quasi sempre fatte a mano, lavorate a ferri con i punti più sofisticati per renderle anche un pezzo elegante del guardaroba. E non c’erano differenze di genere: maschi o femmine, la sciarpa girata a protezione dal freddo era presente dai primi giorni dell’inverno fino  allo sbocciare della primavera.  Ma la vita della sciarpa si perdeva in un tempo ben più lontano se pensiamo che già nell’antica  Roma la  troviamo,   soprattutto come stola , divenuta poi parte integrante anche della mise ecclesiastica.  Una sciarpa di damasco viene trovata nel Duecento anche nell’inventario del guardaroba di una regina della dinastia D’Angiò , considerata un elemento  integrante del costume reale. Con il passare dei secoli vediamo sciarpe di ogni tipo, indossate sia da uomini -  anche come parte integrante di uniformi o dettagli di complemento per abiti da cerimoni -   mentre per le donne l’uso di una stola diventa anche motivo di difesa pudica  a fronte di  scollature eccessive.
  Nel Seicento la sciarpa diventa quasi dettaglio  obbligato , presente in  frammenti di lino, bordati di pizzo o interamente di merletto prezioso  nel guardaroba maschile quasi ad anticipare la funzione che in seguito avrà la cravatta. Bordata d i pelliccia o  in tessuto raffinato  diventa  il complemento irrinunciabile per  una mise elegante femminile: con il passare del tempo,  interamente di pelliccia,  diventerà  il  boa  che (preferibilmente di volpe argentata )  terrà banco nella moda fino all’inizio della seconda metà del Novecento.   
Passata vincente  attraverso  i secoli,   la sciarpa – non più intesa solo come elemento protettivo -  oggi costituisce un pezzo irrinunciabile per la moda femminile e maschile: di seta, di chiffon, di lana morbida, o preziosissima, di cachemire ( come le elitarie sciarpe in garza di cachemire che hanno dato lustro alla fortuna di Cucinelli). Si portano d’inverno e d’estate, in colori uniti o in fantasia, ricamate o terminanti in frange: lunghe, lasciate cadere  nei due lati davanti , con un vestito , un  tailleur, un cappotto, completano un look  dando un tocco di personalità del quale la moda ha sempre bisogno: guai se sembrassimo dei manichini usciti dalla vetrina di una boutique senza un minimo di intervento personalizzante!
Visto il successo che questo frammento di tessuto  ha tuttora nella nostra moda, la fantasia degli stilisti si è sbizzarrita a proporre sciarpe, stole, lunghi  fichou. E sappiamo che quando gli stilisti volano possono anche osare voli  fantasmatici…  Sta accadendo  ora con un oggetto di moda griffatissimo:  una sciarpa  di Fendi   in tessuto sofisticato e inserto di pelliccia che -  se plasmata addosso in un certo modo – può evocare            “ l’Origine del mondo “ di Gustave Courbet:   la zona femminile dove non batte il sole. Chiamata subito dalla rete  (non certo dalla Maison che considera l’evento frutto di pura fantasia immaginifica) “Fendi- vulva-skarp “ , la sciarpa  del peccato  ha  dato spunto  alla stampa di tutto il mondo per  commenti salaci   (il “Guardian”  ne ha fatto  un “caso”).  Non penso   (ma…honi soit qui mal y pense!) che corrisponda alla volontà dello stilista quell’assonanza erotica che l’humour di    Luciana Littizzetto  potrebbe tradurre in  ” Fendi-Jolanda-skarp” ( magari  in attesa che qualche talento stilistico o qualche osservatore mariuolo scopra  in qualche anfratto della rete qualche  provocatorio  “Walter foulard”).
 Tanto è bastato  comunque per dare il via a un business che fino a esaurimento di “novità” sta  registrando  vertici di incasso per la   nuovissima Fendi in vendita a 790 euro nelle boutique della griffe.
Voluta o casuale la similitudine aggiunge una tessera a quella rincorsa oggi  in atto nella moda   verso  l’effetto sexy , verso l’estremo , come le  sfilate  nei cimiteri, la passerella  tra i morti  o  scenografie che presentano la Madonna incinta e scollacciata:  un tributo  teatrale alla trasgressione illusoriamente vissuto come vertice d’arrivo stilistico.
 
 

Venerdì 9 Novembre 2018, 14:37
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