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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Dolce & Gabbana: flop? Shakespeare
direbbe: "...c'è del metodo ..."

 
La vicenda del giorno, il flop/polverone di Dolce & Gabbana, mi ha  trovato schierata su un fronte che mi sembra per ora  abitato solo dalla mia fantasia. Flop?  Ho frequentato Dolce & Gabbana fin dal suo nascere, i loro exploits para-filosofici , la loro scoperta della lingua italiana meno familiare dell’ “inglese” e dei reciproci dialetti, le loro trovate diaboliche per lanciare come novità assolute dei repechages vintage sempre eseguiti con la loro grandissima abilità. Abili lo sono da sempre, un po’ mariuoli pure, Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati una coppia “intellettuale”  (intelletto a parte)  che  di ogni espressione – anche dell’ignoranza – ha saputo fare tesoro. Da tempo non li ho più “ frequentati”, limitandomi a commentare la loro produzione che quasi sempre  ho trovato indovinata, certamente più delle loro parole. Ma  credo che il segreto del loro successo sia proprio nell’abilità con cui sanno cavalcare se stessi e gli oggetti in produzione, ma non solo: la loro ben calcolata “impulsività” che non è  altro che una valvola che consente di  vendere ciò che si pensa. Se poi il “pensato” contiene pericolo di interpretazioni negative, meglio, anche quelle possono trovare una collocazione favorevole da contrapporre a una immagine che dell’innata naivetè ha fatto una caratteristica mercificabile. Ogni loro oggetto mandato in catalogo, ogni espressione modaiola portata in passerella (ma anche ogni insulto, ogni “bravata verbale ” – non esclusi gli insulti e oggi anche questo ultimo autodafè implorante perdono- )  sa come arrivare direttamente al successo che punta sull’immediatezza che lo stile di Dolce & Gabbana ha fatto sua. Meditare è proibito: ci accorgeremmo che magari quel capo così’ applaudito  somiglia tanto …ricorda… Ma l’applauso scatta sempre, sollecitato da una comunicazione che nei due stilisti ha trovato gli interpreti più scanzonati e più accorti. Aggiungi una certa consuetudine con  l’approccio rustico che Dolce ha saputo trasformare in una forma di “cordialità” temperata che rispetta sempre le rassicuranti distanze mentre Gabbana si concede il lusso della volgarità smaterializzata, ossequiente a una scuola che lo vorrebbe uno Sgarbi incolto. Ti offendo ma con un sorriso che deve apparire già come assoluzione, mi permetto di dire quello che penso soprattutto se risulta aggressivo. Aggredisco quindi sono è un po’ la formula di vita di Gabbana che da ogni intoppo incontrato ha saputo uscire a suo modo vincente. Non avrà l’ossequio e nemmeno l’apprezzamento di qualche sparuto individuo (a) che preferisce parlare della sua produzione che di lui, ma l’obbiettivo  è proprio quello di far parlare della produzione e vendere.  Il resto, non c’è.
Un po’ quello che sta accadendo ora:  se mi venisse posto un interrogativo sulla vicenda che occupa in questi giorni  colonne e pagine su tutti i giornali del mondo, sarei tentata di dire che fa parte della comunicazione adottata del prevedibile duo. IL lancio dell’evento megagalattico a Shanghaj è avvenuto, potenziato dal suo annullamento vissuto come attacco avviato dalla “rete” (su iniziativa di una modella che contestava i loro ultimi spot pubblicitari  “razzisti  e offensivi per la Cina tutta”). Mi verrebbe voglia di pensare che quella modella…. Fosse stata opportunamente indirizzata!  In realtà,  le immagini diffuse per pubblicizzare Dolce & Gabbana in Cina sono banali,  per niente offensive né razziste. Se mai puntano su differenze etniche non insultanti: un ragazza cinese (anzi, coreana che non è la stessa cosa) che con le bacchettine cerca di affrontare pizza, spaghetti e cannoli non è diversa da una italiana che si cimentasse con vermicelli di soia, riso alla cantonese  o involtini primavera. Dove sarebbe l ‘offesa? Honi soit qui mal y pense, ma , conoscendo il duo da tanto tempo, più che  un attacco proditorio delle Rete questo più che un incidente mi sembra  un   prodotto  di alta comunicazione. L’evento a Shanghai -  proposto con grande rispetto per i Cinesi e  giocoforza annullato, agli effetti della diffusione   è come se ci fosse stato e… non è costato nulla.
La pubblicità tanto contestata sino a minacciare – abbiamo letto- un incidente diplomatico tra Cina e Italia, sta producendo l’effetto Benetton-Toscani ai tempi delle foto ardite: in realtà non offende nessuno ma  attira l’attenzione come non sarebbe mai accaduto. Le vendite aumentano perché da sempre, se c’è rumore, di qualsiasi tipo esso sia, il pubblico sviluppa una voglia di acquisto maggiore.
Al tempo di Toscani/ Benetton si erano levati gridi e sussulti…che alla fine sono risultati apportatori di “visibilità”. Allora? …elementare Watson. Forse – bisogna ammetterlo - questa volta il progetto dabolico ha preso una via imprevista, ha superato in effetto i suoi autori?  Può darsi che il calcolo sia riuscito male e la gestione dell’affaire sia sfuggita di mano .  Un calcolo supponente che non ha tenuto conto di imprevisti legati alla vibratilità, alla sensibilità dei  Cinesi: ma per i due stilisti in oggetto la sensibilità è una dimensione sconosciuta anche al di qua della Cina.
 
 

Lunedì 26 Novembre 2018, 15:15
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