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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Dalle borse new-style V73, al super
nes-classico griffato Bevilacqua

 
Di una manifestazione è importante la  riuscita, l’accoglienza ricevuta nel corso degli eventi programmati, ma molto più importante è ciò che si lascia dietro, il commento dei diretti interessati come del pubblico invitato, la ragione stessa   che ne fa un evento da tenere in conto come possibilità di esposizione creativa riguardante la moda in generale, non solo abiti, non solo gioielli, calzature o accessori vari ma un contesto che la collochi tra le rassegne che meritano considerazione anche oltre i confini territoriali che si è data. Venezia e il contesto della sua terraferma, considerati come fucina di proposte, sede di sperimentazioni innovative, destinate a rendere sempre più interessante la produzione artigianale.
Per dieci giorni, Venezia si è accesa di luci di una moda “di casa” destinata però a interessare oltre confine anche grazie alla partecipazione di firme già note. Luci accese in ogni angolo della città: dagli hotel più prestigiosi  alle vetrine famose, dalle sedi museali a spazi aperti , in un susseguirsi di eventi spettacolari e dimostrativi gestiti con qualità che niente ha da invidiare alle grandi manifestazioni più note.  Dare rilievo all’attività che si riferisce squisitamente alla produzione locale assume significati culturali importanti: non lesiniamo spazi alla Venezia del degrado turistico farraginoso, alla Venezia che considera da una parte le firme eccelse, con le vie della moda che ospitano le boutiques dei più grandi creativi del nostro tempo, e dall’altra la Venezia mercatino volgare destinato a proporre oggetti-moda di bassa produzione, copie spudorate realizzate con materiali di scarto, tutto quanto si può trovare nelle bancarelle o nei negozi-bancarella che pullulano nelle vie più diverse della città.
Un faro dunque questa Venice Fashion week che ha vissuto una settimana lunga piena di offerte di ottima provenienza. Non si sono sottratte alla richiesta di  “Venezia da vivere” firme storiche della produzione tessile veneziana come Luigi Bevilacqua. Dagli archivi di questa preziosa officina del tessuto d’arte escono ogni anno nuove interpretazioni di disegni classici, proposte innovative che portano dentro la storia del tessuto  che si perde nei scoli. Non sono mancati per la grande sartoria Arnoldo & Battois , due stilisti che formano il duo creativo conteso dalle grandi rassegne nazionali, con una collezione presentata negli spazi dell’Hotel Sagredo. Tempo di corsetti per Nicoletta Lucerna all’’Hotel Carlton, mentre una performance danzante condotta da Raffaella Dessì  ha animato gli abiti storici esposti nella Scuola Grande di San Givoanni Evangelista. Trovate e invenzioni scenografiche hanno offerto spazi spettacolari divertenti come i droni messi in funzione nel Fondaco dei Tedesthi  o lo show moda e musica allestito a Rialto, in Pescheria per le proposte  di un’artigiana veneziana , Silvia Bacci della boutique “Tanti Bacci Style”.
Importante e significativa la partecipazione alla Fashion Venice Week di Elisabetta Armellin, con il suo marchio V73 che sigla le borse più belle del mondo. Autorevoli o divertenti, attuali o di sapiente vintage,  degagès nei materiali,  sportine di lusso o minibags  ventiquattr’ore, hanno tenuto banco per la presentazione inedita nella microscopica venezianissima boutique in Frezzeria dove la stilista , nata e cresciuta sulla Riviera del Sile, ma veneziana di adozione,  espone le creazioni che dopo questa esperienza tutta veneziana verranno proposte a Milano nel prossimo tour di pret-à-porter per il 2019.
Impossibile citare tutti i creativi che hanno contribuito a fare di questa tornata autunnale di Venice Fashion Week un evento che si iscrive tra le rassegne italiane degne di attenzione stilistica.
 
 

Venerdì 2 Novembre 2018, 19:11
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