Il bullo, il goloso e il pigro: vizi e virtù degli orsi friulani /Vd

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Il bullo, il goloso e il pigro: vizi e virtù degli orsi friulani /Vd

di Camilla De Mori

UDINE - La mamma c'entra sempre. Anche per Elisio, ghiotto di miele, Francesco, il carnivoro esuberante, e Mirtillo, il pigrone che si nutre a sbafo. E non serve scomodare Freud. Non foss'altro perché i tre figlioli appena citati sono bestioni di più di un quintale ciascuno e con appetiti piuttosto robusti. Si tratta, infatti, dei tre orsi che i ricercatori friulani stanno monitorando in questo momento grazie ai radiocollari. Ed è proprio sugli appetiti dei plantigradi e sull'interazione con l'universo umano che gli esperti stanno indagando. 

 
LO STUDIO
«Stiamo lavorando sull'attitudine che spinge alcuni orsi a predare le pecore o le arnie, mentre altri restano indifferenti. Stiamo cercando di impostare un lavoro a livello alpino, con gruppi di altre regioni. Abbiamo un'ipotesi per capire quali input entrano in gioco: stiamo lavorando sull'educazione. Vogliamo capire qual è il ruolo dell'apprendimento e quale ruolo hanno le madri. Se un cucciolo sta due anni con la mamma, impara a fare quello che lei gli insegna. Poi, l'interazione continua, fra apprendimento e occasioni», spiega Stefano Filacorda, che guida il gruppo di studio sulla fauna selvatica del dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell'ateneo di Udine. «Vogliamo capire perché alcuni esemplari - prosegue - sono attirati dalle arnie ed altri, invece, si limitano a cibarsi di carcasse di animali morti e non mostrano alcuna predisposizione ad attaccare attività umane. Insomma, sono molto schivi».
Quest'ultimo, per esempio, sembra il ritratto di Mirtillo, 163 chili, radiocollarato fra il 12 e il 13 aprile scorso sulle pendici del Gran Monte nelle Prealpi Giulie nell'ambito del progetto Interreg Nat2Care. «Mirtillo non ha mai mostrato l'attitudine né ad attaccare arnie né verso altre attività umane - spiega Filacorda -. Dopo due mesi si è subito spostato in Slovenia, dove si trova ora. Lì, probabilmente, si sta alimentando con il mais che i cacciatori mettono per i cinghiali». Insomma, mangia a sbafo. «Molti orsi sono così, non fanno fatica inutile, tutto sommato sono dei pigroni», ci fa una battuta. Ma alcuni, invece, sono iperattivi.
Un esempio lampante sembra quello del plantigrado biondo Francesco-M4, 10 anni e 187 chili, ricollarato fra il 19 e il 20 aprile, dopo che qualche giorno prima aveva scavalcato il recinto di un allevamento di pecore ad Enemonzo (Udine) mangiandone quattro. Un ritorno di fiamma. «Francesco - spiega l'esperto - quando era giovane aveva una spiccata attitudine predatoria ed era problematico. Poi, come capita spesso agli orsi, in età adulta ha ridotto gli attacchi al bestiame. Quest'anno ne ha fatti solo due a delle pecore e poi ha smesso. Adesso sta girando in Carnia».
L'ULTIMA RAZZIA
Ma l'ultima incursione in Friuli si deve ad Elisio, 4 anni circa e 131 chili, il terzo orso che l'ateneo friulano sta monitorando, dopo averlo radiocollarato a fine giugno 2017 sulle Prealpi Carniche, in comune di Verzegnis, sempre in provincia di Udine. Elisio ha una spiccata predilezione per gli alveari. E, difatti, sembra lui l'autore di tre assalti in serie alle arnie di due apicoltori, nella zona di Avasinis, piccola frazione di Trasaghis (Udine). «Ha questa tendenza, già mostrata nel 2017, attaccando sempre alveari nella stessa zona. Gli orsi sono molto ciclici, molto fedeli».
Dopo la razzia del 2017, insomma, il golosastro è tornato sul luogo del delitto. «Questa volta, sembra abbia fatto due razzie, ma stiamo verificando. Dai dati raccolti, ci siamo accorti che era in zona, attirato dagli alveari di un apicoltore nell'area di Avasinis. Lo abbiamo avvisato e gli abbiamo chiesto di avvertire i suoi colleghi. Poi, l'orso ha attaccato gli alveari di un altro apicoltore. Poi non sappiamo di altri episodi. I forestali stanno verificando. Ora si è spostato nella parte centrale della Carnia». 
GLI ATTACCHI
E dire che Claudio Borin, pensionato, che aiuta la moglie Paola Toniutti con le sue arnie per la produzione di miele, dopo le due incursioni in sequenza dello scorso fine settimana ad Avasinis, località Cesaria, dove ci sono 22 apiari, aveva lasciato solo tre alveari, con una fototrappola, nella speranza di immortalare l'orso a beneficio dei ricercatori. «Giovedì sera - racconta - c'è stato il primo attacco. Ce ne siamo accorti venerdì, quando abbiamo trovato due alveari ben scorpacciati. Pensavamo che l'orso fosse sazio di miele di tiglio, invece, i proprietari degli stavoli vicini sabato ci hanno avvisato di un'altra razzia. Abbiamo trovato sei alveari rovesciati. Ha finito quelli che aveva iniziato e ne ha attaccato un altro. A questo punto ne abbiamo lasciati su solo tre con quello che era rimasto del suo pasto e una videocamera». Ma, alla fin fine, conclude «non posso certo dire di essere contento, ma sono felice che anche all'orso piaccia il miele di mia moglie. Io ho un po' le sembianze di un orso e quando mia moglie ha iniziato l'avventura, nel 1980, a Magnano in Riviera, avrei voluto fare Il miele dell'orsetto (lo dice in friulano, però, ndr). Avevamo anche pronta l'etichetta. Ma poi non se n'è fatto nulla».
Camilla De Mori
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Giovedì 19 Luglio 2018, 08:58






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1 di 1 commenti presenti
2018-07-20 13:20:59
... ecco a chi giovano gli orsi, ma pure i lupi e ogni altro animale " estinto " che ritorca per ( caso ) in vita.. studi, tavole rotonde e scanni quadrati.. borse di studio, finanziamneti ecc.