Gatto ucciso con i petardi, taglia di 10mila euro sui torturatori

PER APPROFONDIRE: animali, botti, cosenza, gatto
Il gatto ucciso brutalmente a Tortora (CS)
Continuano le ricerche degli autori del crudele gesto nei confronti di un animale indifeso, il povero gatto ucciso con i petardi qualche giorno fa in provincia di Cosenza. L'Aidaa, l'Associazione italiana difesa animali ed ambiente, ha deciso di mettere una taglia di diecimila euro in favore di quanti contribuiranno all'identificazione ed alla denuncia dei responsabili della morte del povero gatto.





L'episodio si é verificato nei giorni scorsi a Tortora, un centro del tirreno cosentino. "Il gatto - afferma l'Aidaa - è morto bruciato vivo dilaniato dai petardi, alcuni dei quali gli erano stati infilati in bocca probabilmente da qualcuno che lo conosceva e lo poteva avvicinare".

"Dopo la vicenda del cane Angelo questo è il secondo caso in pochi mesi di uccisione di animali che avviene in provincia di Cosenza. Da sempre, come le altre associazioni animaliste, chiediamo l'inasprimento delle pene nei confronti di chi provoca la morte, con l'aggravante della crudeltà, di un qualsiasi essere vivente, umano o animale". "Siamo davanti a un atto di crudeltà senza precedenti" afferma Antonella Brunetti, propresidente di Aidaa.
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Venerdì 30 Dicembre 2016, 14:24






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4 di 4 commenti presenti
2017-01-01 04:34:58
Informo il pseudo francese che Cosenza non e'in Veneto.Mi auguro che gli autori di questa crudelta'vengano rapidamente identificati e adeguatamente puniti.
2017-01-01 09:58:28
Il livello di civiltà di un popolo si misura anche nel rispetto che ha verso gli animali. Alle latitudini di cosenza è evidentemente basso o assente.
2017-01-01 11:29:13
Esseri malati e immondi. Vanno individuati e tolti dalla circolazione perchè sono un pericolo per tutti. Immaginate che morte orrenda è stata inflitta a quel povero animale e pensate se chi si comporta in questo modo può essere sano di mente. Schifosi.
2017-01-01 11:36:03
I morti non hanno mai una nazionalità, il dolore per la morte di qualcuno non parla nessuna lingua o dialetto, il sentimento di pena provato per la morte di un essere vivente non fa distinzione tra uomini e animali, chi causa la morte di un'altro non può essere eletto e strumentalizzato come rappresentante della cultura del suo paese e popolo d'origine, ma d'innanzi a chi ha causato la morte si può e si deve fare fronte d'opposizione comune ignorando qualsiasi confine e barriera linguistica o culturale, e prender tutti insieme atto del suo triste mondo interiore dove l'unica lingua e dialetto conosciuti e che lo rappresentano sono l'insensibilità e la cattiveria fini a se stesse. Queste atrocità non devono mai diventare occasione e strumento per sollevare astio e faide tra persone di regioni lingue dialetti di paesi lontani, ma sono atrocità che dovrebbero accomunare e insegnare a tutti che il Bene e la fratellanza non hanno mai dei punti cardinali a cui fare riferimento, così come la bontà d'azione e di pensiero non ha mai un nord o un sud, né un'est o un'ovest, dove possa esprimersi meglio che da qualche altra parte. L'unica cosa che si può fare, ora, è sperare che chi sa e conosce non viva nell'omertà o nella paura, ed esprima la sua lealtà di Vita facendo si che chi ha causato il male venga assicurato alla giustizia terrena, che per quanto limitata e spesso ingiusta sia, a qualcosa ogni tanto serve, in attesa della Giustizia Universale che non fa distinzione di razza e lingua, e che prima o poi tocca a tutti senza sconti per nessuno. Mi auguro di leggere solo parole di vicinanza, fratellanza e comunione d'innanzi alla morte di questo innocente essere vivente, perchè spesso, ma soprattutto purtroppo, solo grazie al comportamento istintivo degli animali mai mediato e inquinato dai pregiudizi e dal tornaconto, gli esseri umani possono intuire il vero significato dell'amore indiscusso, quell'amore innato e totale che solo un animale può offrire e dimostrare senza aspettarsi assolutamente mai nulla in cambio. Non si è mai migliori o più buoni di un'altro perchè si è nativi di un luogo e di un popolo migliore, ma si è e ci sente diversi e superiori solo perchè dentro non si ha una vera consapevolezza di sè e della nostra universalità. Non sono un credente, non sposo nessuna religione, non mi reputo portatore sano o insano di nessuna verità, ma la fatica e la sofferenza del percorso di vita spesso portano a riflettere su quali siano le cose per cui vale veramente la pena di lottare, quelle da difendere e perseguire perchè migliorative di noi stessi e quelle da scartare perchè fonte e frutto del male di vivere, ma soprattutto quali siano i valori ed i sentimenti che vale la pena coltivare. Buon anno a tutti, di cuore.